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Mangiare

Agglassato di ciccina: il grande classico della cucina palermitana dove le cipolle diventano una glassa

Tra i piatti simbolo della cucina palermitana ce n'è uno che, pur essendo amatissimo nelle case siciliane, rimane ancora poco conosciuto fuori dall'isola.

Lucia Cerrato

Si chiama agglassato di ciccina e nasce da una preparazione tanto semplice quanto paziente: un taglio di manzo cotto lentamente insieme a una grande quantità di cipolle bianche, vino e burro, fino a ottenere un fondo cremoso e lucido che avvolge completamente la carne. Un secondo piatto tipico delle domeniche in famiglia, capace di regalare due ricette in una: la carne servita appena pronta e la celebre pasta con la glassa, preparata il giorno successivo con il suo irresistibile fondo di cottura.

Perché si chiama agglassato?

Il nome trae spesso in inganno. A un primo ascolto potrebbe sembrare legato alla parola "grasso", ma la sua origine è completamente diversa.

Il termine agglassato deriva infatti dal verbo glassare e richiama il francese glace, da cui deriva anche il termine "glassa". Durante la lunga cottura, le cipolle rilasciano lentamente i propri zuccheri naturali fino a trasformarsi in una salsa morbida, lucida e leggermente caramellata che ricopre la carne come una vera glassa.

È proprio questa consistenza vellutata a dare identità al piatto e a distinguerlo da altri grandi brasati della tradizione italiana.

Un secondo della tradizione palermitana

L'agglassato è uno dei piatti più rappresentativi della cucina domestica di Palermo, preparato soprattutto nei pranzi della domenica e nelle occasioni familiari.

Come molte ricette della tradizione siciliana, nasce da ingredienti semplici e facilmente reperibili: carne, cipolle, vino e pochi aromi. Ogni famiglia custodisce la propria versione, tramandata di generazione in generazione, con piccole differenze nella scelta del taglio di carne o nella preparazione della salsa.

Per molti aspetti ricorda la celebre genovese napoletana, anch'essa costruita attorno alla lenta trasformazione delle cipolle, ma mantiene una personalità ben distinta grazie alle tecniche e agli ingredienti tipici della cucina palermitana.

Come si prepara l'agglassato di ciccina

La ricetta tradizionale utilizza generalmente un taglio magro di manzo o vitello, come girello, lacerto, noce o controfiletto.

La carne viene inizialmente rosolata in olio extravergine d'oliva e burro fino a creare una crosta dorata che ne preserva i succhi. Nello stesso tegame vengono poi cotte lentamente abbondanti cipolle bianche affettate sottilmente, sfumate con vino bianco e lasciate appassire fino a diventare morbide.

A questo punto la carne torna in pentola e prosegue la cottura a fuoco dolce per circa un'ora, durante la quale le cipolle si sciolgono completamente formando la caratteristica salsa cremosa.

Alcune versioni familiari arricchiscono il fondo con Marsala o Zibibbo, mentre altre preferiscono frullare le cipolle per ottenere una crema perfettamente liscia e vellutata. Chi ama una consistenza più rustica, invece, le lascia semplicemente sfaldare durante la cottura.

La pasta con la glassa: il piatto del giorno dopo

Se l'agglassato è il protagonista della tavola domenicale, il suo fondo di cottura non è da meno: nella tradizione palermitana il sugo non viene mai sprecato. Il giorno successivo diventa infatti il condimento della pasta con la glassa, uno dei primi più amati della cucina cittadina.

È sufficiente scaldare la salsa di cipolle, mantecare la pasta con un po' di acqua di cottura e, se disponibile, aggiungere qualche pezzetto della carne avanzata insieme a una generosa spolverata di pecorino. Il risultato è un piatto intenso, cremoso e ricco di sapore che rappresenta perfettamente la cucina del recupero tipica della tradizione siciliana.

Un piatto che racconta la cucina di casa

Oggi l'agglassato compare raramente nei menu dei ristoranti, ma continua a vivere nelle cucine delle famiglie palermitane, dove rappresenta una delle ricette più identitarie della tradizione locale.

È una preparazione che richiede tempo più che tecnica, capace di valorizzare pochi ingredienti attraverso una cottura lenta e paziente. La trasformazione delle cipolle in una glassa naturale, l'utilizzo di tagli semplici e il riuso del sugo per la pasta del giorno dopo raccontano una cucina fatta di equilibrio, rispetto per gli ingredienti e assenza di sprechi.

Più che un semplice secondo di carne, l'agglassato di ciccina è uno di quei piatti che custodiscono la memoria della Palermo più autentica, dove ogni pranzo della domenica diventa un'occasione per tramandare sapori e tradizioni.

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