Il trend del 2026 trasforma il chicco in un elemento tecnico: dal Nitro Coffee agli specialty infusi, la primavera celebra la rinascita del caffè al bancone.
Non un classico piatto tipico ma un marcatore culturale di appartenenza ben chiaro e definito. Anche in Lombardia, più precisamente nella provincia di Mantova, una “semplice” ricetta vive e sopravvive nel tempo come vero e proprio simbolo dell’identità locale.
Il grande incontro tra tecnica coreana e ingredienti del territorio sta ridisegnando la mappa del gusto nazionale. Dai laboratori urbani di Milano ai frantoi pugliesi, una nuova generazione di fermentatori trasforma le verdure di stagione in "cibo vivo" da alta cucina.
Croccanti, economiche, nutrienti e profondamente legate alla tradizione: panissa, farinata, cecina e panelle sono molto più di semplici ricette. Sono l’espressione di una cultura gastronomica che attraversa l’Italia da Nord a Sud, unendo territori lontani attraverso un ingrediente umile ma straordinario: il cece.
Soffice, cremosa e avvolta da un alone di mistero: la Torta 900 (o Torta Novecento) è uno dei dolci più iconici del Piemonte. Nata a Ivrea alla fine dell’Ottocento, questa specialità al cioccolato è diventata nel tempo un simbolo della città.
Il mare non è più quello di una volta. O meglio, il modo in cui lo portiamo a tavola è mutato radicalmente. Se fino a pochi anni fa il dogma assoluto della ristorazione era il "fresco di giornata", il marzo 2026 segna il sorpasso definitivo di una nuova, affascinante filosofia gastronomica: la frollatura ittica.
A prima vista può sembrare un semplice cioccolatino. Basta scartarlo per riconoscere subito il suo profumo inconfondibile e la sua iconica forma a barchetta rovesciata. Il gianduiotto, o “giandojòt” in dialetto piemontese, è un simbolo della tradizione torinese, capace di raccontare storia e territorio.
Dimenticate la rassicurante monotonia dei sapori lineari. Se il 2025 è stato l'anno del ritorno alle radici e della semplicità monovarietale, il marzo 2026 segna ufficialmente l'era del cortocircuito sensoriale. In Italia è esploso un trend che ha radici lontane ma un’anima profondamente mediterranea: lo Swicy Food.
Piccole, eleganti, dal gusto delicato e riconoscibile: le olive taggiasche rappresentano una delle eccellenze più autentiche della Liguria. Dietro la loro apparente semplicità si nasconde una storia millenaria fatta di territorio, tradizioni contadine e saperi tramandati nel tempo.
Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di orange wine, una tipologia di vino che incuriosisce appassionati e neofiti per il suo colore inusuale e il suo carattere deciso. L’arancione, infatti, viene considerato il “quarto colore del vino”, accanto a bianco, rosso e rosato. Ma ciò che può sembrare una novità è in realtà un ritorno alle origini: gli orange wine rappresentano uno dei metodi più antichi di vinificazione.
La tradizione milanese unita alla raffinatezza viennese: sono questi gli ingredienti dell’alta pasticceria meneghina del periodo austro-ungarico durato quasi 150 anni, dagli inizi del ‘700 fino al 1859. Un crogiolo di stili e sapori con un’essenza e una personalità che hanno resistito fino ai giorni nostri. E che godono di ottima salute.
Nel ricco panorama della cucina toscana, accanto a piatti iconici e conosciuti in tutta Italia, esistono preparazioni meno celebri ma altrettanto significative. Il Carcerato pistoiese è una di queste: una zuppa antica, intensa e profondamente legata alla storia della città.
La Pasqua è una delle festività più ricche di significato, in cui riti religiosi e tradizioni popolari si intrecciano profondamente. Tra tutti i simboli che la rappresentano, l’uovo è senza dubbio il più potente e universale. Dalle uova sode decorate fino alle celebri uova di cioccolato, passando per preparazioni tipiche come la torta pasqualina, questo alimento attraversa secoli di storia e cultura.
Non chiamatelo solo "pasta fritta": ecco i segreti della specialità emiliana che conquista il palato con la sua leggerezza dorata.
Tra i formati di pasta più rappresentativi della Sardegna, i malloreddus occupano un posto d’onore. Sono conosciuti anche come “gnocchetti sardi” o, secondo un’antica interpretazione etimologica, “vitellini”, raccontano la storia contadina dell’isola, il lavoro paziente delle massaie e un patrimonio gastronomico che affonda le radici nei secoli.