La pasticceria della Milano austro-ungarica: un gusto ancora attuale oggi, dopo trecento anni.

La tradizione milanese unita alla raffinatezza viennese: sono questi gli ingredienti dell’alta pasticceria meneghina del periodo austro-ungarico durato quasi 150 anni, dagli inizi del ‘700 fino al 1859. Un crogiolo di stili e sapori con un’essenza e una personalità che hanno resistito fino ai giorni nostri. E che godono di ottima salute.


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La tradizione milanese unita alla raffinatezza viennese: sono questi gli ingredienti dell’alta pasticceria meneghina del periodo austro-ungarico durato quasi 150 anni, dagli inizi del ‘700 fino al 1859. Un crogiolo di stili e sapori con un’essenza e una personalità che hanno resistito fino ai giorni nostri. E che godono di ottima salute.

Una Milano lontana nel tempo, a cavallo tra XVIII e XIX secolo, dominata dagli austriaci. La Milano in cui Alessandro Manzoni scrive “I Promessi Sposi”, tra i massimi capolavori della letteratura italiana di tutti i tempi. La stessa Milano in cui nasce un mosaico culinario particolarissimo e originale, che ancora oggi fa vivere nei suoi ingredienti e nei suoi sapori il gusto di tempi remoti. 

Parliamo della tradizione dell’alta pasticceria.

Una storia dolciaria, quella meneghina, in cui i simboli universalmente riconosciuti sono numerosi e diversi: dal panettone, di tradizione antichissima - nato alla metà del XV secolo, alla corte di Ludovico Il Moro - e forse il più celebre tra i sapori classici del capoluogo lombardo, alle elaborate ed elegantissime creazioni mitteleuropee come la torta Sacher o il kranz - che instaurano un legame fortissimo con la tradizione milanese, trovando nel contempo una larghissima diffusione - fino a luoghi iconici come le pasticcerie storiche, floride ancora oggi dopo più di un secolo di attività.

Il panettone: la classicità meneghina come storia condivisa tra Italia e Mitteleuropa.

Un vero e proprio simbolo che, si dice, sia nato da un errore in cucina. Un banale danneggiamento durante la cottura di quello che avrebbe dovuto essere un dolce per celebrare una ricorrenza alla corte di Ludovico Il Moro nel 1472, si trasformò in quello che per secoli è diventato - e poi rimasto - l’emblema della tradizione dolciaria milanese: il pane dolce arricchito con uova, burro, canditi e uvetta. 

Secondo la leggenda, il Duca rimase talmente colpito dalla bontà di quella nuova creazione “improvvisata” che volle conoscere chi ne fosse l’artefice. “Il pan de Toni” gli fu risposto, dal nome - Toni, appunto - del dipendente di corte che aveva inventato quella dolce, insolita ma gustosissima mescolanza. Da lì, il panettone.

Una radice, quella del panettone, che però è comune anche a quella di un altro dolce diffuso in tutto il mondo mitteleuropeo: il pane dolce lievitato

I pasticceri di formazione austriaca-ungherese, infatti, si spostavano nelle varie città dell’Impero portando con sé le proprie tecniche e le proprie ricette per la realizzazione di questa prelibatezza di antichissima tradizione.

Nell’Ottocento, durante la dominazione asburgica, il panettone trovò poi nuovi sostenitori grazie alla curiosa consuetudine del governatore asburgico, tale Fiquelmont, di offrirlo a Klemens Wenzel Nepomuk Lothar von Metternich-Winneburg-Beilstein, meglio conosciuto come Principe di Metternich, Cancelliere di Stato e figura di spicco del dominio asburgico a Milano. Fu proprio in questo periodo che il panetùn divenne simbolo del Natale milanese, evolvendo da semplice pane dolce a prodotto di pasticceria più ricco, elaborato e ricercato. 

Un’altra leggenda vuole che fosse molto apprezzato anche da un altro personaggio piuttosto importante: addirittura il generale Radetzky, per lunghi anni governatore militare del Regno Lombardo-Veneto.

La Sachertorte e il Kranz, due tradizioni austriache ma milanesi d’adozione.

Non soltanto di panettone vive la tradizione dolciaria di Milano. Sono due le squisitezze austriache di origine, che però hanno trovato nel corso del tempo una presenza e una diffusione stabile e duratura nella pasticceria meneghina: la celeberrima torta Sacher (Sachertorte) e il Kranz.

La prima, la Sachertorte, è probabilmente il più famoso e celebrato dolce austriaco, amato e conosciuto in tutto il mondo grazie alla morbidezza del suo pan di Spagna, alla sua glassa croccante e alla dolcezza della confettura di albicocche al suo interno. Ben più che una semplice torta al cioccolato e alla marmellata, quanto piuttosto un vero e proprio simbolo di un’epoca e di una tradizione culinaria chiara, precisa e riconoscibile già dal nome. E che ha trovato proprio a Milano una sorta di seconda patria.

Inventata a Vienna da un giovane pasticcere di nome Sacher per soddisfare i gusti del già citato Principe di Metternich, è diventata una vero leitmotiv della pasticceria milanese, proprio in virtù dell’apprezzamento e della popolarità che ha conquistato nei gusti delle personalità austriache dell’epoca.

Il Kranz, invece, può essere definito come un grande classico della colazione milanese in pasticceria. Non si tratta di un semplice cornetto o di una comune brioche bensì di un’elaborata creazione reinterpretata dai mastri pasticceri meneghini e lombardi: due tipi di pasta, una friabile e l’altra morbida - simile, quest’ultima, proprio a quella del panettone - che racchiudono un cuore di uvette, canditi e frutta secca.

Come si prepara la Sachertorte?

  • Sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente e metterlo da parte fino a quando non si sarà intiepidito.
  • Nel frattempo, unire il burro con i tuorli leggermente sbattuti e lestratto di vaniglia lavorando energicamente con laiuto delle fruste elettriche.
  • Aggiungere al composto il cioccolato intiepidito, mescolando accuratamente per amalgamare il tutto.
  • A parte, montare a neve gli albumi con lo zucchero, poi incorporarli al composto.
  • Aggiungere la farina, che deve essere setacciata attentamente per evitare la formazione di grumi.
  • Quando il composto è liscio e omogeneo, versare in uno stampo foderato di carta forno e infornare a 180 gradi per 30 o 40 minuti.
  • Una volta che la base della torta Sacher si sarà completamente raffreddata, ricavare due dischi tagliandola con un coltello a lama lunga.
  • Farcire il disco inferiore con la marmellata di albicocche e coprire con laltro disco di pan di Spagna al cioccolato. Se si desidera preparare una Sacher al liquore, prima della farcitura bagnare il pan di Spagna con mezza tazzina di rum o di maraschino.

Preparazione della glassa

  • Versare la panna in un pentolino e, appena sfiora l’ebollizione, toglierla subito dal fuoco.
  • Tagliare il cioccolato extra-fondente e versarlo nel pentolino con la panna, mescolando energicamente per farlo sciogliere.

Decorazione della torta Sacher

  • Posizionare il dolce su una gratella e versare la glassa ancora tiepida proprio al centro. La copertura deve essere abbondante e colare anche lungo i lati.
  • Trasferire il dolce in frigorifero per circa due ore e mezza così da farlo rapprendere completamente. Non toccare la glassa per verificarne la consistenza: rimarrebbe segnata e perderebbe la sua lucidità.
  • Una volta pronta, tagliare delle fette generose e servire accompagnate da un ciuffo di panna montata poco zuccherata.

 

Le pasticcerie storiche: i luoghi dove la tradizione viennese vive e si fa apprezzare ancora oggi.

Ma dove si possono trovare oggi, ai giorni nostri, lo spirito, lo stile - ed il gusto! - di questa tradizione dolciaria così ricca, sofisticata e piena di fascino? La risposta è semplice: nelle pasticcerie storiche di Milano che, nate a quei tempi, continuano ancora oggi dopo più un secolo a creare questi capolavori:

  • La pasticceria Marchesi, fondata nel 1824 dall’omonima famiglia, che rappresenta alla perfezione lo stile e il DNA meneghini: eleganza e raffinatezza, senza alcun bisogno di seguire mode, trend e innovazioni fini a se stesse.
  • La pasticceria Biffi, in attività dal 1847, altro simbolo dell’arte pasticcera milanese che non rinuncia, oggi, dopo più di 150 anni, allo stile classico e ricercato che l’ha sempre contraddistinta.
  • La pasticceria-confetteria Cova, fondata nel 1817 da Antonio Cova, soldato di Napoleone, che è oggi una vera e propria boutique del gusto.

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